Per sfruttare al meglio tutte le funzionalità del sito, aggiorna il tuo browser.

Craft ospite a Educa: "Il passaggio è gioia e fa crescere il gruppo"

Pubblicato in Progetto Scuola il Venerdì 7 Aprile 2017, 16:16

Il playmaker bianconero ha partecipato assieme a Silvia Fondriest (Trentino Volley Rosa) alla ottava edizione del Festival dell'Educazione. La giocatrice: "Per un buon passaggio servono sacrificio e impegno da tutti"

Quando sei nella Top Ten della serie A per numero di assist serviti (4,6 a partita), e il tuo ruolo è quello di playmaker titolare di un team reduce da nove vittorie in dieci incontri, parlare del "passaggio", ossia del tema scelto quest'anno come filo conduttore dell'ottava edizione di Educa, è "qualcosa che ti viene facile, quasi naturale, perché un assist a un compagno ti rende più felice che un canestro personale". Se però ti chiami Aaron Craft (nella foto Montigiani) e la vocazione alla condivisione delle tue doti per il bene del gruppo è qualcosa che hai dentro fin da quando eri ragazzo, allora il passaggio può assumere le forme di qualcosa più di un gesto tecnico, arrivando a diventare simbolo di crescita personale, sociale e professionale. In ogni campo.

"Sono cresciuto facendo sport da quando avevo sei anni" ha raccontato il playmaker della Dolomiti Energia intervenendo assieme a Silvia Fondriest, centrale oltre che capitano della Delta Informatica Trentino, all'appuntamento "Ti passo la palla! Lo sport come filosofia educativa e sociale" che ha visto la partecipazione di sessanta ragazzi che hanno affollato l'Aula 5 dell'Istituto Iprase di Rovereto nell'ambito dell'ottava edizione di Educa, il Festival dell'Educazione in corso di svolgimento in questo fine settimana nella città della Quercia.

"Facendo il quarterback nel football e la point guard nel basket mi sono abituato fin da ragazzino ad avere responsabilità nell'ambito della squadra, usando il passaggio come strumento per coinvolgere i compagni non solo al fine di migliorare la qualità del nostro gioco, ma anche per tenere tutti coinvolti e provare a crescere assieme" ha continuato Aaron, che ha rivelato ai ragazzi anche qualche piccolo espediente psicologico con cui tenta di sostenere compagni in alcuni momenti delicati della gara. "Per le caratteristiche del mio ruolo - ha aggiunto Fondriest, che milita nel campionato di A2 di volley femminile dopo aver maturato esperienze anche nella massima serie - mi trovo spesso a dover saltare a vuoto, senza necessariamente ricevere il pallone dal palleggiatore. Perché un passaggio possa avere successo, però, è necessario anche questo. Essere parte di una squadra è organizzazione, è spirito di sacrificio, è accettare che a volte si dovrà rinunciare ad una soddisfazione personale per mettere in condizione il gruppo di avere successo. Tutti aspetti che si vedono sia nella qualità dei passaggi di un team, che nella sua difesa".

Parlando di difesa Craft, che è leader della classifica di A per media di palloni recuperati a partita (2,0), ha aggiunto: "Nulla come la difesa è frutto del lavoro di un gruppo. Io posso permettermi di tentare il recupero solo perché ho la sicurezza di avere dietro di me compagni pronti a coprirmi le spalle, ad aiutare il mio rientro qualora il tentativo di rubare il pallone fallisca. E questo è vero sia sul campo, che nella vita, dove per avere il coraggio di prendere decisioni importanti è necessario avere il sostegno e l'aiuto degli altri. E' anche per questo che credo sia importante per ciascuno di noi avere il coraggio di fare delle scelte, ma allo stesso tempo ricordarsi che nel decidere quale strada percorrere vanno riservate le dovute attenzioni agli altri". "Perché una vita vissuta senza condividerne le gioie con altri - ha concluso Silvia Fondriest - è una vita meno piena, felice e appagante".