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At First Look | Jeremy Morgan

Pubblicato in At First Look il Martedì 7 Luglio 2020, 12:00

Le prime parole, impressioni e curiosità sui nuovi arrivati in casa Aquila Basket: il secondo "At First Look" è dedicato a Jeremy Morgan!


MEET THE MORGANS

I Morgan sono una famiglia di pallacanestro. 

Lo sa bene Jeremy, che ci è cresciuto dentro: sia la mamma, Cris, che il papà, Michael, sono stati giocatori di buon livello collegiale. Michael anche qualcosa di più, una vera e propria icona della University of Iowa che nel 1987 aveva contribuito a far diventare la #1 nella nazione per la prima volta nella storia del college. 

Jeremy da papà ha preso sicuramente l'innato atletismo, e anche parecchi consigli su come vivere il gioco a 360 gradi, visto che Michael è stato anche per anni allenatore. I geni insomma hanno prodotto un ragazzo che ha respirato basket fin da piccolissimo e che ha saputo renderlo la propria vita. 

«Sì, i miei genitori hanno avuto un grande impatto sul mio gioco e sul far crescere la mia passione per il basket, specialmente quando ero più piccolo. Mi hanno incoraggiato e sostenuto: entrambi hanno giocato a pallacanestro, entrambi sapevano darmi i giusti consigli. Siamo sempre stati una famiglia di pallacanestro».  

Oltre a papà, gli idoli di Morgan sono Michael Jordan fra i grandi del passato, Kevin Durant e Kawhi Leonard fra i giocatori in attività. Mica male!  


HARD DEFENDER AND SHOOTER

Che tipo di giocatore è JMo? Ce lo spiega lui stesso subito dopo l'annuncio ufficiale della sua firma con Trento. 

«Mi descriverei come uno che difende forte, e un tiratore: però mi piace fare quelle piccole cose sul campèo che rendono il gioco dinamico e divertente. Vincere una lotta a rimbalzo facendo un buon tagliafuori, aiutare un compagno battuto in difesa... sono i dettagli che rendono il basket affascinante e bellissimo, sono le cose che aiutano le squadre a formarsi e a vincere».

Le piccole cose, certo. La difesa, certo. Ma Jeremy canestro lo sa fare, e per davvero.

Nel dicembre 2016 JMo, al suo anno da senior e da leader dei suoi Northern Iowa, sta giocando una delle sue peggiori partite stagionali: rientrando negli spogliatoi alla pausa di metà match, con la sua squadra sotto 33-29 contro North Dakota, Morgan in 20' di gioco è senza punti a tabellino e ha sbagliato tutti e cinque i tiri tentati dal campo. 

Beh, da quel momento in poi sarà una delle prestazioni indivuali più pazze di sempre in NCAA: Jeremy, in un secondo tempo da leggenda, segna 38 punti e trascina i suoi ad una preziosissima vittoria per 78-70. Nei secondi 20' di partita segna, da solo, un punto in più dell'intera squadra avversaria

E il bello è che Morgan non è solo un realizzatore di striscia con grande capacità di colpire dal perimetro: compagni, allenatori e tifosi che lo hanno conosciuto hanno prima di tutto visto in lui un leader, un compagno di cui fidarsi sempre, un combattente che lascia tutto su campo. Un "Glue guy", qualcuno che fa le piccole cose che tengono insieme la squadra e che la rendono migliore.

In Europa ha dovuto prendere le misure, per certi versi re-inventarsi, dentro e fuori dal campo. Di lezioni ne ha imparate tante, ma non dà l'impressione di voler smettere di "studiare".

«Credo che l'aspetto su cui sono più cresciuto in queste due stagioni in Europa sia stato come prendermi una migliore cura del mio corpo: non ero abituato a fare molto stretching o a seguire routine particolari dopo allenamenti e partite, invece ora presto molta più attenzione nel trattare muscoli e articolazioni, passo molto tempo a lavorare su questi aspetti che mi danno benefici a breve e lungo termine»

Un anno in Finlandia, uno scarso (causa COVID) in Germania: Jeremy ha anche potuto già fare i conti con il differente modo di giocare a pallacanestro da questa parte dell'Oceano. Regole diverse, spazi diversi, caratteristiche diverse: ma alla fine, è pur sempre basket. Italia ed EuroCup, ora tocca a voi fare i conti con JMo

«Queste due stagioni mi hanno dato la possibilità di conoscere meglio lo stile di gioco europeo, anche a mie spese in un certo senso: non sono mancate le difficoltà, ma oggi mi sento molto più pronto nel sapere prendere decisioni in campo. Come passare la palla, quando prendermi un tiro, quando essere più aggressivo, come leggere le situazioni di blocco sulla palla. Voglio mettermi alla prova a livello ancora più alto e dimostrare di poter avere un impatto».


BY THE NUMBERS

  • 38 - Le triple segnate in 17 partite di campionato lo scorso anno;
  • 2017 - L'anno in cui ha svolto tutta la preparazione la preseason con i Memphis Grizzlies;
  • 99 - Le stoppate rifilate nei suoi anni di college, una a partita di media nelle ultime due stagioni