Il nostro GGG se ne è andato

Sono passati alcuni lunghi giorni dalla scomparsa di Gianni Asti. L’ambiente del basket, il suo mondo, gli ha da subito, quasi istintivamente, tributato onori e lodi. Oltre agli interventi ufficiali delle massime istituzioni sportive, in questo triste frangente è stato bello riscontrare come sia nato un movimento spontaneo di messaggi e dialoghi quasi confidenziali che sono partiti dalla “base” (termine questo usato dalla Federazione per definire la struttura portante del nostro movimento): colleghi allenatori, giocatori e dirigenti, ognuno a suo modo, si sono confrontati e quasi con pudore hanno confidato agli altri amici della palla a spicchi il dispiacere e lo sgomento procurato dall’uscita dal campo di gioco della vita di Gianni.

L’utilizzo del verbo “tributare” è già significativo del sentimento che accompagna molti in questo momento pensando a Gianni: “dare e rendere qualcosa a qualcuno come cosa dovuta” è la sua definizione; che risulta perfetta nei confronti di una persona che, a suo modo, ha sempre dato tanto a chi lo ha voluto ascoltare, magari assecondare in alcuni momenti, ma soprattutto gli è stato vicino in palestra.

Tale sentimento spontaneo ha portato coach Meo Sacchetti e Sandra Palombarini a proporre e spingere per intitolare il Palaruffini di Torino a Gianni; è in corso una raccolta firme a cui chiunque può aderire compilando un modulo ed inviandolo entro il 15 gennaio 2019 al Comitato Regionale Piemontese FIP di Torino.  Quindi provvediamo tutti a compilare e firmare altrimenti Gianni si inc..zza ! (E' possibile sottoscrivere il modulo anche presso lo store di Aquila Basket in piazzetta Lunelli)

Ma poi mi fermo e…mi viene da sorridere a pensare ad un palazzetto intitolato a Gianni Asti: lo chiameremo PALAGIANNONE? o lo chiameremo PALA .. a .. ASTI (ricordando con affetto il suo incedere incerto tra vocali e consonanti quando si accalorava) ? Non so come sarà chiamato e se sarà effettivamente intitolato a lui, ma, almeno per me, sarà difficile associare un “palazzo dello sport” a quell’animale da palestra che era coach Asti.

Un uomo di basket che non aveva bisogno di parquet, né di tribune e neanche di spogliatoi super lusso; Gianni allenava e istruiva giocatori e giovani allenatori al campetto, davanti una pizza, per strada e/o seduto sui divani della hall di un albergo nei suoi amati camp estivi.

Associare l’immagine di Gianni a quella di un bellissimo e luccicante Palasport è un grande onore, soprattutto nella sua città dove ha dimostrato di essere un grande allenatore non solo in prima squadra ma in tante realtà del settore giovanile; ma quel luogo a lui intitolato non potrà che divenire rappresentativo di tanti altri posti: Gianni, infatti, divulgava il suo amore per la pallacanestro in ogni dove ma soprattutto in quella buia e polverosa palestra che a volte sono le nostre vite.

Quando Gianni entrava in palestra e si sedeva sogghignante su una sedia guardando la poca maestria del giovane allenatore o di un bocia che giocava… si capiva subito che era a casa sua.

Forse, quindi, quella Grande Casa con il suo nome unirà simbolicamente le tante le palestre che lo ricordano e i tanti amici che lo rimpiangono.

Ho avvicinato quasi casualmente l’immagine dell’amico Gianni al personaggio di Roald Dahl - forse per l’aspetto fisico e morale che lo ricorda o anche solo per le iniziali del nome - ma poi ricordando come la storia, la fiaba proponga un messaggio morale chiaro e semplice per il quale amicizia, coraggio e il gioco di squadra fanno la differenza ho scoperto di aver avuto il privilegio di conoscere in carne ed ossa un autentico GGG.

Il nostro Grande Gentile Gianni.

 

Marco Angelini (Fondazione Aquila per lo Sport Trentino)

 

 

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