L'intervista a Emiliano Carchia, Sportando

Per gli appassionati di basket italiano, fare una capatina su Sportando per verificare quali sono le ultime news dal mondo della palla a spicchi, è ormai diventato un gesto meccanico, un'abitudine consolidata, come il caffè del mattino o la immancabile controllata alle notifiche su WhatsApp. Tanto che persino il presidentissimo Gianni Petrucci, dopo aver dichiarato nel 2015 "che i siti internet che scrivono di basket non fanno opinione, mentre i giornali sì", ha dovuto ricredersi, "facendoci arrivare direttamente e indirettamente attestati di stima per il lavoro che facciamo". A raccontarlo è Emiliano Carchia, fondatore e titolare di un sito internet che a dispetto di un nome assolutamente generalista, è riuscito a ricavarsi in un settore di nicchia come il mondo del basket uno spazio importante. A volte persino condizionante. Non solo per tifosi e appassionati, ma addirittura per tanti addetti ai lavori.

Emiliano, partiamo proprio da qui, dalla capacità che ha Sportando di fare opinione. E' vero che nel vostro forum alcuni degli utenti più attivi sono operatori di settore, principalmente allenatori, che postano sotto pseudonimo per condizionare l'opinione pubblica nel giudizio che viene dato del loro lavoro? 

"Confermo, è verissimo. Ma non facciamo nomi, per carità". 

Parliamo un po' di numeri. Raccontiamo il successo di Sportando in cifre. 

"Nel solo 2018 siamo arrivati a toccare i 27 milioni di impressioni e gli 80 milioni di pagine visualizzate. Il 70% di questo traffico è collegato alle nostre pagine in lingua italiana, mentre il 30% proviene dall'estero e riguarda le nostre news in lingua inglese. Sono numeri importanti, soprattutto se consideriamo che siamo nati dieci anni fa assolutamente per hobby, e che fino alla fine del 2012 tutto quello che abbiamo fatto sul sito lo abbiamo fatto per pura passione, nei ritagli di tempo che ci rimanevano svolgendo altre professioni. Oggi invece abbiamo tre collaboratori a tempo pieno, più una rete di redattori "volontari" sul territorio che ci danno una grossa mano".  



Mondo dell'editoria e mondo del basket hanno avuto le loro brave difficoltà dal 2012 ad oggi: come siete riusciti a trasformare i problemi contingenti in opportunità per crescere e trovare uno spazio così importante?

"Sono sincero, quasi per caso, anche perché io non ho mai giocato a pallacanestro né sono mai stato particolarmente appassionato. Il mio sogno da ragazzo era quello di fare il giornalista sportivo, e le opportunità maggiori in questo senso erano ovviamente collegate al mondo del calcio. L'idea di realizzare un sito che parlasse di basket in un modo diverso da quello tradizionale è nata assieme a Matteo Manna, che ad oggi è ancora il nostro webmaster, quando lavoravamo assieme a Basket Central, un sito che seguiva principalmente la Virtus Roma. Collaborando con questo sito notai l'incremento di traffico legato alle news brevi, quelle che piacevano a me da lettore e che quindi mi veniva più facile scrivere. Poche righe, dritte al punto, una formula vincente per la fruizione web. Da lì, è nata l'idea di Sportando. Un contenitore di news brevi legate al mondo del basket".

L'editoria web, rispetto a quella su carta stampata, ha un vantaggio: può misurare con certezza quali siano le notizie che tirano di più. Cosa interessa di più agli utenti di Sportando?

"Durante la stagione del basket giocato, da ottobre a maggio, ogni giorno il sito si aggira sulle 80-90mila visite di media. Il dato però cresce a giugno, quando è tempo di play-off. Ma si arriva a toccare il massimo delle visite in estate, quando arriva la fase calda del mercato: nelle prime due settimane di luglio sforiamo le 150mila visite giornaliere con continuità". 

Nell'era dei social network avere un forum attivo come il vostro sta diventando sempre più raro, perché le community settoriale tendono sempre di più a interagire su Facebook o sui social in genere. E' un valore per Sportando disporre di un proprio forum, con il relativo corredo di dati profilati sugli utenti?

"Il forum ci ha aiutato molto negli anni della nostra crescita, ma sono onesto, penso sia più quello che ci ha tolto in termini di energie che quello che ci ha dato in termini di business. Tant'è che, con l'avvento del nuovo GDPR e la notevole massa di restrizioni legate al trattamento dei dati personali degli utenti imposte dall'Unione Europea, la soluzione migliore per noi è stato esternalizzare completamente questo servizio. Disporre di notevoli quantità di dati sugli utenti, senza però avere sufficienti competenze per poterli valorizzare al meglio, non ha troppo senso. Meglio lasciar fare queste cose a chi ne sa per davvero e concentrarci su quello che sappiamo fare meglio". 

 



 

Qual è il modello di business del sito? Avete mai pensato ad una versione a pagamento?

"Le entrate arrivano quasi per intero dalla pubblicità. Anche qui, non gestiamo direttamente noi, ci affidiamo ad una concessionaria pubblicitaria di Milano, e poi utilizziamo strumenti abbastanza standard sul web come Google Adsense o circuiti analoghi. Abbiamo fatto alcune riflessioni sulla possibilità di far diventare a pagamento una parte nuova nel sito, quella legata alle statistiche di partite e giocatori che abbiamo inserito da poco, ma la verità è che ci sono già altri siti che propongono questi dati gratuitamente, quindi non credo avremmo mercato. Perciò penso che Sportando rimarrà interamente free". 

Il restyling del sito che avete proposto ad ottobre lascia intendere che il modello di business, comunque, funzioni. 

"Confermo. Tutti gli investimenti fatti in persone o in crescita del sito li abbiamo fatti sostenuti dagli ottimi riscontri avuti a livello pubblicitario". 

I social network e il proliferare delle fake news hanno fatto diventare di dominio pubblico un concetto fondante del mestiere del giornalista: la verifica delle fonti. Come si pone Sportando su questo tema?

"Facciamo con massimo impegno del nostro meglio per verificare ogni notizia che pubblichiamo. Utilizziamo il tag "Ufficiale" per le nostre notizie solo quando la news ci arriva tramite comunicato ufficiale dei club o delle organizzazioni interessate, o, se si parla di mercato, se un agente posta su un profilo ufficiale qualcosa circa il futuro di un suo assistito. E cerchiamo di avere comunque fonti autorevoli anche quando una news viene pubblicata col tag "Rumors". Nonostante questo, a volte capita di essere accusati di pubblicare comunque fake news, ma lavorando molto sul mercato, è una cosa che si deve accettare. E poi, a volte, le accuse sono pure infondate, come quelle legate al recente dissenso espresso da Cremona in assemblea di Lega Basket. Abbiamo fatto tutte le verifiche del caso, posso garantirlo". 

Spesso, parlando della sopravvivenza del giornalismo di qualità, si parla dell'importanza della qualità delle firme. Sportando sta avendo successo senza questo tipo di considerazione. Non crede che, oltre a Petrucci, anche l'opinione pubblica dovrebbe un giorno riconoscere l'importanza del lavoro fatto dall'editoria sul web, anche se questo non viene declinato attraverso lunghi editoriali? 

"Ogni tanto sì. Non ci rimango male, ma quando vedo che i nomi dei premiati a concorsi come "Retina d'Oro" o simili, ammetto che ci penso. I premi vanno tutti a grandi firme, giornalisti che stimo tantissimo come Barocci, Guerrini e via dicendo, però forse un minimo di riguardo anche verso il giornalismo web servirebbe. Le mie soddisfazioni personali, però, sono altre. Essere seguito su twitter da giornalisti che prendo come modelli quali Shams Charania o simili, può essere altrettanto gratificante".