L'intervista | Alan Cloux - Dall'EuroCup all'Eurolega: la sfida di Tony Parker e del suo ASVEL

Quando nel 2014 da semplice finanziatore ne divenne presidente, Tony Parker tracciò per il suo Asvel tre obiettivi ben chiari: competere stabilmente per vincere in Francia, giocare l'Eurolega entro cinque anni, e farlo sviluppando giovani provenienti dal vivaio. 

Da allora TP ha dedicato ogni minuto delle sue estati a questi obiettivi. Arrivando in ufficio per primo, alle 7 del mattino, con un rassicurante sorriso stampato in volto, con le orecchie sempre aperte al contributo di ogni suo collaboratore, e con la mente sempre concentrata alla creazione di un'organizzazione che tra un anno esatto, complice lo straordinario peso "politico" dell'ex asso degli Spurs, affronterà la sua prima Eurolega della "nuova era". «Quando Tony rilevò la guida del club quattro anni fa - racconta Alan Cloux, un un passato nel mondo del calcio all'As Monaco e un presente da numero tre dell'Asvel, con tanto di responsabilità della gestione finanziaria dell'organizzazione transalpina - definì subito che avremmo avuto bisogno di raddoppiare il budget, passando da 5 a 10 milioni di euro, per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissi. Con le sue idee, le sue relazioni, e il suo costante contributo (Parker si informa quotidianamente sulla situazione del suo club anche durante la stagione NBA, ndr) quest'anno sfioreremo i 9 milioni di euro di budget e iniziamo seriamente a pensare di potercela fare»
 

Come avete lavorato per riuscirci?

«Concentrandoci su quattro obiettivi - nuova arena, moderno approccio alla sponsorship, giovani, donne - e sviluppandoli adattando iniziative risultate vincenti altrove, senza però smettere mai di cercare nuove idee e provare a pensare con la nostra testa. Dire che hai bisogno di una nuova arena per incrementare i ricavi da palazzetto, o che devi aumentare le entrate da sponsor privati è tutto sommato banale, questi sono obiettivi che sono nell'agenda di ogni club che provi a restare al passo con i tempi. La cosa difficile è sviluppare progetti sostenibili, interessanti, avendo se necessario un approccio nuovo alle cose». 

Facciamo degli esempi. 

«In Francia calcio, basket e rugby hanno mai associato il nome di uno sponsor a quello del club. Questa estate, come succede da anni in altre nazioni europee, abbiamo definito un accordo decennale con LDLC in base al quale l'azienda, che si occupa di distribuzione di articoli tecnologici, darà al club nome, logo e perfino colori sociali (cambiati da bianco verde a bianco-nero, ndr). Ogni giorno poi Tony sente qualcuno di noi, propone idee per coinvolgere nuove aziende, e di conseguenza ciascuno di noi cerca di fare altrettanto. E' nata così l'associazione di un pool di aziende al nuovo progetto di Academy che TP assocerà direttamente al suo nome. Stiamo lavorando da quasi tre anni alla Tony Parker Adéquat Academy, dovremmo essere pronti a partire entro la prossima estate con un modello innovativo in grado di autosostenersi o addirittura produrre ricavi: consapevoli che i giovani, oltre alle donne, sono la nuova frontiera».

Su cosa state lavorando per aprirvi al mondo femminile?

«In Francia le pari opportunità sono un tema centrale dell'agenda sociale del Paese. La nostra Academy sarà ovviamente aperta anche alle giovani giocatrici, e dall'anno scorso l'Asvel ha rilevato i diritti di una squadra iscritta alla Serie A ed all'Eurocup femminile, che continuerà a giocare all'Astroballe quando il team maschile inizierà a giocare nel nuovo palazzetto, e a cui Nicolas Batum (giocatore degli Charlotte Hornets e da qualche anno socio d'affari di Parker, ndr) tiene tantissimo, visto che lui da ragazzino si appassionò al basket proprio seguendo una squadra di Serie A femminile».  

Parliamo della nuova arena.

«Per noi è da tempo diventato impossibile aumentare i ricavi da palazzetto, visto che l'Astroballe e i suoi 5.800 posti sono perennemente esauriti in campagna abbonamenti, non possiamo più aumentare il livello dei prezzi e non abbiamo spazi utilizzabili nell'arena per inserirvi nuovi servizi. Lione però offre una interessante opportunità: se si eccettua la vecchia e assai poco funzionale Halle Tony Garnier, qui non ci sono arene che superino i 10mila spettatori di capienza, quindi l'utilizzo dell'impianto andrebbe ben oltre il solo basket, e potrebbe includere concerti e grandi manifestazioni in grado di aumentarne i ricavi. E' quindi  nato un vero e proprio network di uomini d'affari, che si sono uniti a Tony Parker per cogliere una nuova opportunità di business realizzando assieme all'Asvel la nuova arena. Oltre al club stesso, sono soci di questa cordata alcuni dei suoi proprietari, e poi una grossa azienda edile, una società immobiliare, imprenditori attivi nel mondo della distribuzione e della ristorazione, e diverse personalità molto influenti del tessuto imprenditoriale lionese. L'ente pubblico non metterà nell'opera, che dovrebbe costare 17 milioni di euro, nemmeno un centesimo, ma si impegnerà attraverso un accordo di programma in via di definizione in questi mesi, della infrastrutturazione dell'area e dei collegamenti stradali necessari a inserirla nel quadro urbano. Il progetto è già sostanzialmente pronto, ci vorrà ancora qualche mese perché venga definito l'accordo con l'ente pubblico e poi entro l'anno prossimo partiranno i lavori che dovrebbero portarci ad avere una moderna e funzionale arena, con una capienza da 10.500 spettatori, pronta nella stagione 2021-2022».